Rassegna stampa

 

04/11/2009

OGGI

STOP ARTROSI

Il “mago della mano” la cura così

Pillole di antiossidanti che rinforzano le difese. Luce laser per «sparare» alte dosi di farmaci. Interventi mininvasivi. E perfino cellule staminali. Ecco come Marco Lanzetta «restaura» le giunture. .



Nel 1998 ha siglato con le sue mani una rivoluzione nella storia del bisturi: il trapianto di mano. Per la prima volta al mondo. Però con i suoi piedi è sempre rimasto concretamente piantato a terra.

Perché Marco Lanzetta, super-fanta-chirurgie a parte, è anche uomo e medico che la pensa pane al pane. Per esempio così: «L’artrosi? Ma chi l’ha detto che bisogna tenersela? Oggi possiamo prenderla di petto, eccome. E migliorare la qualità quotidiana della nostra vita».

Articolazioni ossidate
Le parole di Lanzetta sono corroborate dai numeri: qui a Monza, l’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano, capitanato dal quarantasettenne microchirurgo ortopedico, rivolge 200 dei suoi 500 interventi all’anno a «ricostruire» le estremità provate dai morsi dell’artrosi.

Lanzetta poggia la mano sul piano asettico di un fluoroscopio digitale, che in tempo reale immortala sul monitor lo scheletro delle sue dita: «Guardi un po’ qua: l’artrosi non risparmia proprio nessuno. Qualche segno» scruta la schermata e sorride, «ce l’hanno anche le mie mani … Del resto, varcata la boa dei 40 anni di età, non c’è articolazione che tenga di fronte a questa degenerazione». Degenerazione che deforma le dita. Punteggiandole di «nodi» grossolani, dolenti. Succede perché all’’interno delle giunture, dove le ossa si articolano, le guarnizioni di cartilagine che evitano il continuo attrito tra le superfici d’osso, col tempo si assottigliano. Così i capi ossei, non più protetti e lubrificati, si ritrovano a «sfregare» l’uno contro l’altro. Il processo (più spiccato in certi individui predisposti geneticamente o in chi ha svolto qualche impegnativo lavoro manuale per lunghi periodi) logora, altera e distorce i tessuti. Che allora cominciano a lamentarsi. E a «inchiodarsi».

Un mix di terapie.
Le mani (con la colonna vertebrale, l’anca e il ginocchio) sono le articolazioni più vessate. «Sia chiaro: non esiste possibilità di bloccare l’artrosi. Però», aggiunge Lanzetta, «certi trattamenti possono contribuire a rallentarne il decorso. E a ridurre il carico dei disagi». E’ un vero e proprio accerchiamento terapeutico: ci si scaglia contro il nemico da più fronti. «Con l’integrazione alimentare, tanto per cominciare: perché le difese immunitarie del paziente artrosico vanno stimolate, fortificate. Lo aiutano allora le pillole di antiossidanti (come le vitamine D, C, E e il betacarotene), capaci di smussare gli attacchi dei famigerati radicali liberi, le molecole altamente reattive che arrugginiscono e usurano i tessuti, cartilagini comprese». A questa bio-protezione generale vengono poi abbinati gli interventi ad hoc: come la criolaserforesi. «Tecnica giovane, ma di grande aiuto nella sua semplicità esecutiva. Ci permette di adottare sulle piccole articolazioni malate altissimi dosaggi di medicinali antinfiammatori, centinaia di volte più elevati rispetto alle quantità che possiamo normalmente assumere per bocca o per iniezione».

Il raggio “medicato”.
Come lavora la criolaserforesi? Il medico provvede a spalmare un farmaco-gel sulla cute della mano del paziente; questa viene poi sottoposta a un raggio di luce laser calibrato, che «aggancia» in superficie l’antinfiammatorio e poi lo trascina in profondità, proprio in corrispondenza dei tessuti che si desidera trattare. «E’ una strada praticamente esente da effetti collaterali», riprende il chirurgo, «nonostante le cospicue quantità farmacologiche impiegate, proprio perché il medicinale non finisce nel sangue, ma viene veicolato localmente, direttamente sulla zona malmessa». Non soltanto le minute giunture delle dita: anche polso, gomito e spalla possono<

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