Rassegna stampa

 

19/09/2008

AVVENIRE

IL TRAPIANTO DI MANO DIVENTA ADULTO

Il chirurgo Marco Lanzetta: ora sperimentiamo la riduzione della terapia immunosoppressiva. E guarda agli interventi su malformazioni in utero.

Ridurre la terapia immunosoppressiva dopo il trapianto di mano e sperimentare nuove frontiere dalla microchirurgia, addirittura in utero. Sono queste le frontiere cui punta Marco Lanzetta, pioniere del trapianto di mano, che ha fatto parte dell’èquipe del primo intervento al mondo eseguito in Francia nel 1998 e ha operato gli unici tre pazienti nel nostro Paese. Dopo dieci anni, l’esperienza è cresciuta e si può guardare ad altri traguardi, per esempio la riduzione della terapia immunosoppressiva. “Stiamo sperimentando la progressiva riduzione della quantità e del numero dei farmaci. Abbiamo il vantaggio, rispetto ad altri trapianti, di poter monitorare immediatamente l’eventuale rigetto e poter quindi correggere la dose dei farmaci immunosoppressivi da somministrare”. Una delle maggiori critiche al trapianto di mano da parte di alcuni chirurghi e bioeticisti era proprio l’accusa di trasformare un disabile sano in un malato cronico. Si tratta comunque di un intervento di nicchia: “Finora nel mondo sono stati trattati 33 pazienti, con 12 trapianti bilaterali, 19 monolaterali e 2 di dita –ha aggiunto Lanzetta-. La selezione infatti è quanto mai severa: il candidato deve avere perso la mano dominante o entrambe, avere provato tutte le protesi disponibili senza trovare soluzioni adeguate, avere superato gli esami preparatori e test psicologici”.

Altre sperimentazioni di microchirurgia si affacciano all’orizzonte: “Negli Stati Uniti son già state eseguite correzioni in utero di malformazioni quali la spina bifida –racconta Lanzetta-. Siamo pronti a intervenire su anomalie di origine non genetica che impediscano la corretta crescita degli arti”.

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