Rassegna stampa

 

31/07/2008

MISSIONE UOMO -RIVISTA DELLA FONDAZIONE DON C

SIERRA LEONE NUOVE SPERANZE PER GLI AMPUTATI: INAUGURATO IL CENTRO CHIRURGICO A MAKENI


Cinquantatre anni dopo, un Capo di Stato torna a tagliare il nastro di un'opera "Don Gnocchi".

Era successo nel settembre del 55, a Milano, quando l'allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, presente lo stesso don Carlo, partecipò alla posa della prima pietra del Centro pilota per poliomielitici.

Oltre mezzo secolo dopo, lo scorso 24marzo, qualcosa di simile è accaduto a migliaia di chilometri di distanza, con l'inaugurazione a Makeni, in Sierra Leone, piccolo Stato nell'Africa occidentale, sulla costa dell'oceano Atlantico, del Centro per la chirurgia ricostruttiva di amputazioni degli arti e la loro riabilitazione, progetto realizzato dalla Fondazione Don Gnocchi in collaborazione e con il cofinanziamento della Caritas diocesana locale, Mine Action ltaly, G.I.C.A.M. (Gruppo Italiano Chirurghi Amici della Mano, presieduto da Marco Lanzetta) e ministero degli Affari Esteri italiano. Il nuovo presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, ha infatti preso parte alla cerimonia, insieme al vescovo di Makeni, monsignor Giorgio Biguzzi, al responsabile dell'Area Solidarietà Internazionale (Asi) della Fondazione, Roberto Rambaldi -in rappresentanza del presidente, monsignor Angelo Bazzari- Massimo Ferrario, referente Asi per la Sierra Leone, il capo progetto Stefano Depretto e Laura Bonardi, fisioterapista del Centro "Don Gnocchi" di Rovato (Brescia), in missione a Makeni.

"Tutto è andato bene, la cerimonia è stata particolarmente suggestiva -racconta Rambaldi-. I lavori di preparazione si erano conclusi soltanto la sera prima, giorno di Pasqua. E pochi giorni dopo sono stati effettuati i primi interventi chirurgici."

La struttura, di proprietà della diocesi di Makeni, comprende una sala operatoria, una palestra per la riabilitazione, due studi medici per le visite, due sale per trattamenti individuali e due reparti di degenza, maschile e femminile. Tutto questo grazie a una nuova costruzione (circa 600 metri quadrati) e alla ristrutturazione di ambienti esistenti, insieme all’invio da parte di alcuni Centri della Fondazione di materiale ed attrezzature per il locale laboratorio di analisi, per la sala operatoria e gli ambienti di riabilitazione. Qui personale locale, debitamente formato, faciliterà la ripresa funzionale della mobilità degli arti lesionati segnalando all'occorrenza la necessità di protesi. Il progetto prevede inoltre programmi di Community Based Rehabilitation, per raggiungere le persone che necessitano di cure nella loro residenza e fornire le nozioni indispensabili alla riabilitazione e ali integrazione sociale e lavorativa.

"Non abbiamo voluto realizzare una nuova struttura -ha detto Rambaldi nel corso della cerimonia di inaugurazione, salutando le autorità presenti e ringraziando calorosamente tutti i partner del progetto-. Insieme a tutti voi, abbiamo preferito potenziare quel che già esisteva. Ora cominciamo con questa unità dì microchirurgia della mano, che opererà ad un livello molto alto. Struttura e attrezzature potranno poi essere utilizzate per altre priorità, sempre nell'ambito della riabilitazione".

Molto apprezzato, per stile e contenuti, è stato l'intervento del presidente della Sierra Leone, come pure significative sono state le parole del vice ministro della Sanità, del sindaco e delle altre autorità civili, militari e religiose (cattoliche e musulmane) intervenute alla festa insieme a tanta gente comune.

Oltre mezzo secolo dopo quella mattinata milanese, dall'altra parte del mondo, la speranza è tornata a brillare allo stesso modo negli occhi soprattutto di tanti bambini e giovani, che saranno ora curati nel Centro. Una speranza che si chiama "futuro" e che poggia su quella pace che pare resistere da qualche anno e che certamente costituisce un primo, piccolissimo tassello per un domani migliore anche per il<

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