Rassegna stampa

 

02/02/2008

I NOSTRI DIRITTI

RICOSTRUZIONE MICROCHIRURGICA E RIABILITAZIONE SPECIFICA DEI GRAVI TRAUMI AGLI ARTI SUPERIORI



I traumi degli arti superiori sono spesso conseguenza di incidenti stradali, domestici e del lavoro. Oggi la microchirurgia, cioè la capacità di ricostruire tessuti microscopici come vasi arteriosi e venosi o nervi periferici permette di ricostruire lesioni anche gravissime, quali ad esempio le amputazioni degli arti.

La complessità del trauma, il numero dei tessuti lesi (ossa, tendini, nervi, arterie), l'agente lesivo, la violenza dell'impatto traumatico e l'età del paziente, sono tutti fattori che determinano il grado di gravità del danno, di fronte al quale il chirurgo, in pochi minuti, deve decidere.

Cercare di ricostruire tutto ed al meglio, è questo il nostro imperativo!
Paziente ed operatore insieme scelgono la via migliore da percorrere in questo delicato momento. È la prima volta per tutti e due: non esiste un trauma uguale all'altro, anche peri il chirurgo ogni volta che esegue un reimpianto o una complessa ricostruzione microchirurgica si tratta di trovare la soluzione migliore, che porti ad un recupero funzionale sia del movimento che della sensibilità. Forse è anche per questo aspetto che si crea un forte legame tra chirurgo e paziente.

In poche ore chi ha subito il danno passa dal lutto all'euforia, quella di rivedere il proprio arto al suo posto, se reimpiantato, o ricostruito, magari tutto bendato, medicato e forse dolente, ma ricostruito!

Gli interventi di ricostruzione microchirurgica portano infatti a risultati molto superiori rispetto a quelli ottenibili con tecniche più tradizionali, che anzi spesso lasciano dei deficit permanenti gravissimi, forse più gravi che l'incidente in sé. Ecco perché nel campo della chirurgia della mano avere delle competenze di microchirurgia riveste una importanza enorme, per poter dare al paziente traumatizzato il trattamento più adeguato e più moderno. Va ricordato inoltre che anche a distanza dall'incidente è possibile ricostruire una funzione manuale persa, mediante la scelta degli atti chirurgici più adeguati, che possono essere dei semplici ritocchi a delle vere e proprie ricostruzioni al microscopio operatore, fino al trapianto di parti dello stesso paziente o di un donatore. Dopo questi interventi il microchirurgo spiega al paziente ed ai familiari che per essere certi che tutto sia andato bene devono trascorrere alcuni giorni, e in questi casi c'è comunque un sentimento di forte gratitudine per l'artefice di questo "miracolo".

Dopo 24 ore dall'intervento ecco comparire una nuova figura, quella del fisioterapista.

Il terapista nei primi giorni può agire ben poco con le sue mani sull'arto reimpiantato, ma può entrare in contatto con il malato, metterlo a conoscenza del programma riabilitativo e dei suoi tempi, ed aiutarlo ad accettare posizioni scomode per combattere le complicanze post-operatorie, fornendogli spiegazioni e motivazioni. Questo è il primo importante passo di un iter riabilitativo lungo ed impegnativo come quello dei grandi traumi. La fisioterapia spesso si avvale di protocolli di trattamento, e con questi anche i colleghi più neofiti possono approcciare i vari casi clinici; un reimpianto od una qualunque ricostruzione microchirurgica all'arto superiore non ha protocolli standardizzati, perché non si tratta di un solo apparato da rieducare e, come già detto, non esiste un reimpianto uguale all'altro; si tratta quindi di scegliere un compromesso riabilitativo e solo l'esperienza può aiutare in questo obiettivo. Vi sono alcune linee guida che vengono applicate a seconda del livello di lesione (dita, metacarpi, polso, avambraccio, gomito), ma spesso l'approccio riabilitativo è condizionato dalla soluzione chirurgica.

Un buon recupero funzionale getta le basi fin dai primi giorni di trattamento, in cui il terapista prende contatto con il chirurgo, con il paziente e con i suoi familiari. In questa fase si provvede al controllo del posizionamento, al controllo dell'edema e alla<

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