Rassegna stampa

 

04/07/2006

CORRIERE DELLA SERA

CENTRO TRAPIANTI IN RITARDO, LANZETTA LASCIA


Il chirurgo della mano “divorzia” dal San Grado di Monza. Il Direttore: sorpresi da questa decisione.
Voleva creare la prima struttura specializzata negli arti superiori. Il Preside di Medicina: una perdita, ma andiamo avanti col progetto.


Monza (e forse l’Italia) perde il “mago” dei trapianti di mano.
Marco Lanzetta si è dimesso dall’Università degli Studi Milano-Bicocca e, di conseguenza, ha lasciato anche l’Ospedale San Gerardo dove era responsabile del Centro di Microchirurgia della mano e di microchirurgia ricostruttiva.

“Dal primo luglio non è più nostro dipendente”, precisa il professor Andrea Stella, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ateneo. Un vero colpo al cuore: Lanzetta era a fianco del professor Jean-Michel Dubernard quando nel 1998 a Lione eseguì il primo trapianto di mano al mondo. Due anni dopo, aveva messo la sua firma sul primo in Italia, trasformando Monza nella capitale nazionale della microchirurgia degli arti superiori.

Una carriera da enfant prodige quella di Lanzetta. Nel mondo accademico è entrato da tecnico laureato, poi è diventato ricercatore e professore associato di Ortopedia. Dal punto di vista “operativo” ha portato avanti le sue prime esperienze a Sidney (dove è vice-direttore della Microsearch Foundation of Australia). Lavorava all’ospedale San Gerardo di Monza, da circa dieci anni. La sua, all’inizio, era solo una sezione della divisione di Ortopedia. Poi è diventata unità operativa . Nel 2000, il primo trapianto di mano, seguito da altri due. Ma il vero salto di qualità Lanzetta l’ha fatto nel novembre del 2004: università, Regione e ospedale hanno firmato un accordo di programma per la realizzazione di un Centro di microchirurgia della mano, il primo a livello nazionale.

Perché, allora, il “divorzio”? “Bisognerebbe chiederlo a lui”, replica il Preside di Facoltà. Il diretto interessato non risponde. “Il professore è fuori dall’Italia per un paio di settimane” dice una delle segretarie al suo numero di cellulare. “In un certo senso anch’io sono “vittima” degli eventi – giura Ambrogio Bertoglio, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera San Gerardo –. Non ero a conoscenza della situazione e sto cercando di gestire l’emergenza. Venerdì scorso, Lanzetta era qui in sala operatoria. Stiamo a vedere cosa succede”. C’è chi pensa che lo specialista si sia irritato per il ritardo nel Progetto di un Centro di microchirurgia della mano tutto suo. Ambrogio Bertoglio respinge l’accusa al mittente: “Mai avuto problemi ad assumere le quattro persone in più e ad ampliare la struttura, come previsto”. “Non lo posso escludere – dice invece Stella – ma presumo vi siano anche ragioni personali”. Forse una nuova offerta di lavoro? “Non nelle università che conosco”, assicura il preside. Chi conosce bene l’ambiente aggiunge una terza ipotesi: la carriera universitaria. “Pensava di diventare professore ordinario, ma ci sono tempi che vanno rispettati”. Su una cosa, ospedale e università concordano: il Centro di microchirurgia si farà con o senza Lanzetta. La caccia al successore, per ora in territorio italiano, è già cominciata. “I tempi della burocrazia sono lunghi – avverte il preside – non tanto per un’assunzione in ospedale quanto per una in ateneo. Ma non ci fermeremo e continueremo a cercare”. Magari non ce ne sarà bisogno. “I preti si possono spretare, ma restano sempre preti – sintetizza un anonimo –. La regola vale anche per i chirurghi”.

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