Rassegna stampa

 

21/06/2007

IL GIORNO

LANZETTA DA UNA MANO ALLE IMPRESE

Una “assicurazione” garantirà le cure agli operai infortunati alle braccia
Obbiettivo: Ridurre di un terzo i tempi di assenza dal lavoro e limitare i gradi di invalidità

Il 75% degli infortuni sul lavoro in Brianza coinvolge mani e braccia.
Un operaio che semplicemente si frattura un pollice, resta a casa dal lavoro per 168 giorni. E l'azienda paga. La retribuzione con l'Inaii, ma anche in termini di deficit di produzione.
«Noi, invece, siamo in grado di far rientrare al lavoro quell'operaio in 63 giorni. Tre mesi e mezzo prima che con le cure tradizionali».
Sa il fatto suo Marco Lanzetta, il mago dei trapianti di mano. Snocciola dati per non fare filosofia, e si vanta dell'accordo-pilota che ha appena siglato con Confindustria Monza e Brianza.
Il progetto racchiude già nel nome, «Mano sicura», la sua portata: «Sicura di essere curata, riabilitata e reinserita nel circuito lavorativo nel minor tempo possibile e con grandi risultati anche in termini di riduzione delle invalidità permanenti e temporanee.
Non garantiamo il servizio di emergenza - mette i puntini Lanzetta -, ma entro 48 ore dall'infortunio, qualunque cosa succeda a mano, polso, braccio e gomito, l'operaio riceverà assistenza completa». Dagli interventi chirurgici - nelle tre strutture convenzionate con l'Istituto italiano di chirurgia della mano, la Clinica Zucchi di Monza e due strutture a Milano e Roma - alla fisioterapia.
Un servizio che costa «qualche decina di euro a dipendente "assicurato"», fa i conti a grandi linee Raffaele Cascella, direttore di Confindustria, e di cui possono beneficiare anche i dirigenti ma al dì fuori dell'azienda non avendo mansioni a rischio. In sostanza, puntualizza Cascella, «abbiamo la possibilità di dare un servizio medico-chirurgico tra i più avanzati d'Europa, ampie garanzie di guarigione e pieno recupero delle funzionalità compromesse a ognuna delle nostre 800 aziende». Sono aziende tessili, chimiche, metalmeccaniche, manifatturiere, edili, alimentari e per la lavorazione del legno, dove gli infortuni agli arti superiori sono (quasi) all'ordine del giorno, e comunque «in misura maggiore rispetto alle altre aree del Paese».
Incidenti che possono avere le conseguenze più differenti. Potrà l'operaio riprendere a occuparsi delle mansioni precedenti all'incidente o bisognerà spostarlo all'interno del¬la catena produttiva? E quali saranno gli esiti nell'economia aziendale?
Domande a cui Marco Lanzetta e Confindustria possono dare un'unica risposta: più tempestivo e specifico è l'intervento, minori sono i rischi di dover «rivoluzionare» l'organizzazione del lavoro.
Numeri e previsioni confermano, per ora almeno sulla carta, l'efficacia dell'accordo: «In caso di infortunio lieve il rientro al lavoro è di 21 giorni, con noi sarebbe di 12, se l'infortunio è di media entità la differenza è 115 contro 42, per un incidente grave, invece, abbiamo 340 giorni con le cure tradizionali, 90 con noi», analizza Lanzetta, direttore dell'Istituto italiano di chirurgia della mano. Che già pensa al futuro pur senza montarsi la testa.
«Certamente vorremmo poter intervenire da subito in caso di infortunio, perché mettere la mani sul lavoro iniziato da altri crea sempre qualche difficoltà - spiega Lanzetta -, ma un eventuale servizio di emergenza per ora è solo un'idea. Vogliamo procedere per gradi».
Il primo passo sarà «assicurare» il maggior numero di aziende e avviare quindi un periodo di sperimentazione che durerà circa un anno.
«Siamo certi che la risposta delle imprese sarà positiva», confida Cascella.

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